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the land of the long white cloud
Un indovino mi disse
post pubblicato in Libri, il 2 agosto 2006

«Quella di prendersi del tempo é una cura semplice per i mali dell'anima, ma che nessuno sembra permettersi facilmente. Per anni avevo sognato, nei momenti di depressione, di mettere idealmente sulla porta della mia stanza un cartello che dicesse "Sono fuori a pranzo" e poi di far durare quell'assenza giorni e settimane. Finalmente c'ero riuscito. Sulla nave ero costantemente "fuori a pranzo" e avevo tutto il tempo di osservare uno stormo di rondini che dal Mediterraneo era venuto a bordo e che ogni tanto usciva per volteggiare sul mare e tornare a nascondersi fra i container. Avevo il tempo di pensare al tempo, a come per istinto trovo sempre il passato più affascinante del futuro, a come il presente spesso mi annoia e debbo immaginarmelo nel modo in cui lo ricorderò per poterne godere sul momento.»

 

Sto per terminare di leggere il libro "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani. Una cronistoria di vita all'insegna della ricerca di risposte per se stessi e per l'umanità.
Del personaggio, l'autore stesso, mi affascina la raffinatezza culturale e umana, lo spirito di avventura presente, ma non ostentato, la tranquillità e la sicurezza di sè.
Dello stile con cui il libro é scritto apprezzo la spontaneità, la pacatezza di tono e la semplicità del lessico e della struttura, che non sminuiscono i temi affrontati (sociali, personali, politici), ma anzi li arricchiscono di calore umano e li rendono quasi tangibili al lettore, veri, reali.
Del messaggio, condivido l'opinione che non sia davvero importante conoscere i dettagli del proprio destino, della propria vita, del proprio futuro. E' importante piuttosto chiedersi il perché delle cose, degli eventi, di ciò che accade a noi stessi, agli altri, al mondo in generale.
"Un indovino mi disse" è quindi una serie di domande che l'autore si pone tradotte in racconti di vita in una realtà asiatica ancora distante dal nostro modo di essere e di pensare "occidentale".
Tiziano Terzani era un giornalista di professione, ma nell'anima è stato un poeta ed un filosofo eccezionale.
 




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Sto leggendo
post pubblicato in Libri, il 21 marzo 2006
 
e, devo dire, mi piace immergermi nella Russia borghese e contadina dell'Ottocento...



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QUESTA STORIA (alessandro baricco)
post pubblicato in Libri, il 31 gennaio 2006

Da dove comincio a scrivere di un circuito? Dove comincia una strada che termina nel punto in cui è partita? Come si descrive la storia della vita di un uomo (Ultimo Parri), a sua volta descritta non da lui medesimo, né da una voce astratta e narrante, ma da coloro che l’hanno conosciuto e che sono stati affascinati dalla sua “ombra d’oro”?
Non si descrive. Si legge. In poche ore, si legge.
Si scopre così un Baricco multiplo nel suo calarsi di volta in volta nella mente delle persone che ricordano Ultimo e che ripercorrono la sua vita, come una strada, come una pista, lunga 18 curve. Il padre, il padre dell’amico morto in guerra, il crudele e pazzo amore di una vita, il fratello minorato mentale…il fratello minorato mentale…si, forse proprio il suo flusso di pensiero, ridondante, ma semplice e diretto, riesce meglio a far apprezzare la capacità dell’autore di immedesimarsi nella vita delle persone, riuscendo a cogliere od immaginare la loro personalità intima, il loro carattere.
“Questa Storia” è la storia di Ultimo Parri, nato ai primi del ‘900, che ha fatto della strada la sua vita e della vita la sua strada. Si narra della nascita delle prime automobili, del dramma di Caporetto, dell’America bigotta degli anni ’20, della Cento Miglia e di tanti altri eventi sparsi qua e là nel tempo e nello spazio.
Si arriva al termine del libro per comprendere che i fatti non contano, non è importante la fine od il risultato, ma il viaggio, la strada.
Ci si rende conto che un libro, un viaggio, una vita sono solo circuiti che cominciano e finiscono in un punto indefinito e comune.
Ottima, quindi, l’impressione, ottima la mancanza di struttura e di filo logico, ottima la varietà di stili, ottima l’assenza di un fine ultimo, di un risultato. Valida la percezione di come la vita sia una strada da ripercorrere più e più volte per poterne capire il senso.




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Questa storia (A.Baricco)
post pubblicato in Libri, il 30 gennaio 2006

"Scrivere, ho scritto molto. Ma scrivere é una forma sofisticata di silenzio."




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Letture
post pubblicato in Libri, il 26 gennaio 2006
Dopo aver finito (finalmente) di leggere questo:

ed essermi annoiata a morte (sempre i soliti luoghi comuni: conoscenza di sè, empatia, gestione di sè, gestione del gruppo e bla, bla, bla)

oggi comincio a leggere questo:

Ho sentito pareri discordanti in proposito (tipico dell'autore Baricco). Sono curiosa.



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Il partigiano Johnny
post pubblicato in Libri, il 28 settembre 2005

Dopo le prime due pagine, ho pensato e detto: "Questo libro mi si confà!". Per lo stile vagamente arcaico, intervallato da espressioni anglofone e neologismi vari.

Sembra, soprattutto all'inizio, flusso di pensiero, quel tanto noto stream of consciousness alla Joyce che al liceo facevo fatica a comprendere.

La narrazione è frammentaria. Sembra nascere dal nulla, senza riferimenti a cose, persone, eventi.

Poi ti accorgi che alcuni capitoli mancano. Quando lo capisci cambia l'approccio al testo. Non è più importante la struttura o la linearità dei contenuti.

È la guerra. Dentro e fuori. Viene descritta a parole solo raramente, pochi sono i combattimenti e vagamente esposti. Forte è invece la sensazione di perdizione fisica e morale, personale ed umana.

Un libro che non risponde ad alcuna domanda delle tante che mi sono sempre posta su quegli anni. Un libro che non racconta la storia, ma un suo frammento minimo e personalissimo.

Di Johnny, alla fine, non sappiamo niente, a parte la sua passione per la lingua e la letteratura inglese. Non sappiamo chi fosse prima, non sappiamo chi sia diventato dopo. Non importa. Viene rappresentato l'uomo nella difficoltà della sopravvivenza.

Fenoglio racconta la fame, il freddo, la diffidenza, la paura o la solidarietà dei contadini delle Langhe nei confronti dei giovani partigiani sfuggiti alla furia fascista durante l'inverno del '44. Racconta anche le divisioni politiche  tra partigiani: destra/sinistra, azzurri/rossi. In alcuni passaggi sembra che la guerra sia combattuta anche contro i partigiani di parte opposta. Un controsenso che, come noto, aveva un gran senso al tempo e ne acquisì ancor più in seguito.

Non riesco ad esprimere un vero giudizio su questo libro. È indubbiamente un testo difficile da affrontare, ma anche affascinante, non sempre coinvolgente come me lo immaginavo, ma sicuramente da leggere. Diverso. Importante.




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Libri d'estate
post pubblicato in Libri, il 22 agosto 2005
Ho letto:

intimamente triste


piacevolmente ironico e descrittivo

Sto leggendo:

linguaggio complesso, storia cruda

Ho in programma di leggere:



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La Vergine Azzurra
post pubblicato in Libri, il 31 luglio 2005


Già visto il clichè: due vite parallele, ava e discendente, che ripercorrono l'una il cammino dell'altra.
Ho apprezzato in modo particolare l'attenzione per la lingua (merito dell'ottima traduzione), che ha consentito i passaggi logici derivanti dall'utilizzo di parole francesi nel testo inglese.
Storia di una donna che ritorna alle origini di se stessa tramite la ricerca della storia delle sua famiglia ugonotta, nata in Francia nel '500 e trapiantata in Svizzera a causa delle persecuzione religiose nei confronti degli ugonotti.
Nomi, situazioni e vissuti che si ripetono nel tempo fino alla scoperta della verità: il crudele sacrificio di una bambina coi capelli rossi, vestita d'azzurro.
Piacevole.




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Fahrenheit 451
post pubblicato in Libri, il 1 giugno 2005

Finalmente l’ho letto. Era tanto che mi riproponevo di farlo. Forse questo mi ha creato troppe aspettative.

Se però penso che quanto scritto risale al 1953, CASPITA! Incredibile la lungimiranza dell’autore. Certi particolari di vita quotidiana sono veramente “attuali”, vedi per esempio l’alienazione sociale, l’individualismo, la dipendenza mediatica dell’uomo ( e -mi dispiace dirlo- soprattutto delle donne).

Ma torniamo alla trama: Montag fa il “vigile del fuoco” ed i fuochi non li spegne, ma li accende nelle case sospette di custodire/celare libri. Questi sono stati da tempo banditi dalla società “civile” perché imputati di fuorviare la mente umana e di consentirle di cominciare a pensare autonomamente.

Dopo aver conosciuto una ragazzina ancora pura e “libera di pensare”, Montag comincia un cammino di riflessione. Già da tempo, in realtà, colleziona libri e li nasconde nel sottotetto di casa sua, ma non li ha mai letti. Quando inizia a farlo, cambia la prospettiva del mondo.

Rischia la vita per un’ideale che non ha ancora chiaro in testa e, paradossalmente, si salva, mentre il resto della città scompare per effetto di un bombardamento, in un’immagine -anche qui- stranamente familiare.

Tanti temi toccati, quelli dell’autore: guerra nucleare, inquinamento mediatico, scomparsa della primaria istituzione sociale della famiglia.

I libri sono solo un pretesto. Non sono, come credevo all’inizio, il nucleo fondamentale del racconto, o perlomeno lo sono solo in apparenza.

Il linguaggio utilizzato nel testo è molto rétro ed infatti a volte stona con gli argomenti “futuristici” (per l’epoca) trattati.

Il libro mi ha stupito. Me lo aspettavo diverso ed anche un po’ più avvincente. Mi ha anche sorpreso positivamente, però, per la capacità dell’autore di intravedere un futuro così simile alla realtà odierna.




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In treno
post pubblicato in Libri, il 20 maggio 2005
Quando avevo 8-9 anni ho letto un libro, forse il primo vero "romanzo", anche se per ragazzi. Parlava di una ragazzina, Harriet, che vuole diventare scrittrice ed ha l'abitudine di andare in giro per la città ad ossevare le persone, sentirle parlare, provare ad indovinare come sono fatte dal tipo di voce che hanno. Poi, ovviamente, finisce nei guai. I suoi amici trovano il quaderno su cui prende appunti e su cui scrive commenti (spesso un po' acidi e cattivi) delle persone che conosce. Rimane sola. Nessuno le parla più. Alla fine capisce che deve chiedere scusa.
Ho letto e riletto quel libro almeno una decina di volte.
L'altro giorno l'ho ripreso in mano. Ero quasi tentata di rileggerlo ancora una volta, a distanza di non so più quanto tempo.
Poi ho preferito lasciar perdere. Forse rovinerei il ricordo di quelle pagine, sfogliandole nuovamente. Guasterei l'immagine che ho di me bambina che, leggendo, si immedesima in Harriet, che vive con lei l'emozione di ascoltare le storie degli altri, di interpretarne il comportamento, di scriverne le impressioni, di inventare storie, di immaginare situazioni.
No, non rileggerò mai più quel libro.
Ma ripenserò ad Harriet ogni volta che -in treno od in qualunque altro posto- mi soffermerò ad ascoltare gli altri che parlano delle loro vite, delle loro storie.

Il libro é: "Professione? Spia!" di Louise Fitzhugh



permalink | inviato da il 20/5/2005 alle 9:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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